Il valore culturale del gioco di ruolo

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Il teatro della mente, così viene chiamato.

Un gioco che nasce dalla sperimentazione psicologica, mirata al vivere al di fuori del proprio corpo e della propria psiche. Vestire i panni di una persona che nasce e cresce grazie alle tue interazioni col mondo esterno e alla capacità di affrontare le situazioni, ovvero quest, che ti vengono poste davanti.

Il gioco di ruolo è stato usato nelle scuole per il suo alto valore pedagogico, espressivo e collaborativo. Il fantasy e tutte le sue sfumature sono perfette per lo scopo poichè gli archetipi di cui si compone offrono larghi spunti per studiare la storia e effettuare il problem solving scontrandosi con personaggi molto diversi tra loro.

La collaborazione è fondamentale e in sè anche lo scontro con figure antagoniste che spronano la volontà di arrivare ad un obiettivo, esprimendo la propria creatività. L’immaginazione è un altro elemento necessario per un divertente e catartico gioco di ruolo, sia da tavolo che dal vivo, nel quale ci si riscopre bambini atti a ricreare con la mente quello che non esiste.

Il più o meno fitto sistema di regole concede al gioco il valore democratico della “sfida ad armi pari”, fondamenta uguali per tutti nelle quali costruire e confrontarsi.

La creatività crea arte, ovvero un elemento originale riferibile solo a sè stessi. Considerato il fatto che il gioco di ruolo si sviluppa in un ambiente collettivo, questa è senza dubbio una delle manifestazioni potenzialmente più intense di artisticità aggregativa.

La promozione che si offre di compiere Veneto in Ruolo è dunque quella di abbattere tutti quei portoni chiusi, in entrata e in uscita, con cui il gioco di ruolo ha sempre dovuto fare i conti, per diffidenza legata ad un mondo di nicchia incomprensibile e molto articolato. L’esperienza del gioco è invece motivo di grande divertimento e, per l’appunto, creatività collettiva, che ne denota il grande valore culturale. E non è una cultura che si studia o che si esamina, è una cultura che si FA.

Elisa

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18 responses to “Il valore culturale del gioco di ruolo

  1. Personalmente sono in disaccordo con almeno due punti:

    1) “Un gioco che nasce dalla sperimentazione psicologica, mirata al vivere al di fuori del proprio corpo e della propria psiche.”
    In realtà il gioco di ruolo nasce dai giochi strategici di guerra. Semplicemente un giorno un signore pensò bene di fare un gioco in cui i giocatori, invece di controllare un intero esercito, potessero controllare le azioni di un singolo personaggio. E così nacque Dungeons & Dragons.

    2) “Il più o meno fitto sistema di regole concede al gioco il valore democratico della “sfida ad armi pari”, fondamenta uguali per tutti nelle quali costruire e confrontarsi.”
    Soprattutto nei giochi tradizionali (come il succitato D&D) esiste un giocatore, il Master, che ha più potere degli altri. Molto più potere. E che rende il gioco di ruolo veramente poco democratico e poco dialettico. Tu dici cosa fa il tuo personaggio ed il master risponde come il mondo reagisce. Niente discussioni e ninete lamentele quello che decide accade. Certo, attualmente esistono parecchi giochi che evitano queste situazioni (ad esempio giochi senza “Master”) ma non è vero in generale.

    Per il resto sono essenzialmente d’accordo.

    Saluti,
    Carlo

    • ciao Carlo 🙂
      le origini del gioco di ruolo sono rintracciabili nella psicologia. venivano usati per i pazienti bisognosi di elaborare situazioni da punti di vista differenti. Ti parlo proprio delle origini 🙂
      2) la democrazia è tra i partecipanti, che sono invitati a seguire tutti le stesse regole che non dovrebbero favorire nessuno. Tra master e player si dovrebbe instaurare un rapporto di fiducia che è essenziale per la corretta riuscita del gioco. Il master è il giudice sopra le parti.

      Elisa

  2. Mi spiace, Elisa, ma nei giochi tradizionali la democraticità non c’è: il master è Dio.

    In molti giochi non tradizionali, il master ha comunque più potere, seppur è vero che il regolamento prevede che i giocatori possano spuntarla.

    • a me non dispiace, Tano 🙂 ad ogni modo, come già detto, mi riferivo ai player quando parlavo di democrazia. è indubbio e scontato che il master abbia più potere, è la sua definizione 🙂

  3. Mi trovo a dissentire con chi sopra di me ha commentato dicendo che il GDR è poco democratico…scordandosi come proprio nel GDR c’è l’esatta trasposizione della democrazia moderna occidentale…cioè un gruppo di persone si riunisce, elegge un rappresentante responsabile dei processi generici della società di persone coinvolte e esso “gestisce” con regole diverse dalla cittadinanza quello che devono e non devono fare la società di persone coinvolte (piaccia o no esistono regole diverse tra dinamiche del privato e affari dello stato,con esso i politici con le varie immunità ecc ecc)….tutto questo accade nel GDr dove un gruppo di persone DECIDE chi fa il DM e può in ogni istante togliere la fiducia a esso la dove egli non porta i risultati quali divertimento e coinvolgimento, da parte del DM deve esserci un impegno a GUADAGNARSI la fiducia e il rispetto e offrendo un servizio che come un capo di stato deve essere “per la collettività”. Dunque ci vuole un bel coraggio o qualche trauma infantile per dire che il GDR strumento per eccellenza democratico non rispetta questo canone. Sulle origini, le origini del GIOCO DI RUOLO non di D&D sono cose che sfiorano l’ambito dell’arte teatrale, D&D è solo una proforma moderna di un attività ,quella del GIOCARE DI RUOLI che lo stesso D&D (se solo lo si avesse letto veramente) ricalca cose come “guardie e ladri” o altre attività persino più antiche degli scacchi…. prima di commentare i blog fatevi una cultura

  4. Al di là del fatto storico, il gioco di ruolo nasce, semplicemente, da quando da bambini si gioca ai pirati o “facciamo che tu sei… e io sono…”.

  5. Sebbene al giorno d’oggi si possa instaurare un ponte tra il gioco di ruolo dello psicodramma e quello ludico, sono d’accordo con Carlo nell’affermare che originariamente le due cose non avevano nulla a che spartire se non -casualmente- il nome.
    Riporto a riguarda un pezzo di un’intervista fatta a Roberto Di Meglio, autore ed editore italiano di gdr e gdt:
    <>

    Fonti:
    http://ilcircolodellerune.net/gdr_d&d_1.htm
    http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Di_Meglio

    • Scusate mi sono accorto che manca una parte che è stata tolta da wordpress a causa dell’uso delle parentesi “maggiore-minore”. Riporto qui sotto il resto del mio intervento:
      -”È abbastanza interessante, tuttavia, notare come in fondo alla radice dei giochi di ruolo ci siano proprio i wargames tridimensionali: quelli, per intenderci giocati con i soldatini di piombo su tavoli grandi come quelli da ping pong. Benché si senta spesso legare la nascita dei giochi di ruolo alla terapia psicoanalitica e allo psicodramma, questa teoria è (fortunatamente) infondata. “-

  6. Certa gente prima di commentare dovrebbe informarsi su cosa sono i giochi di ruolo..
    Complimenti per l’articolo, lo condivido pienamente.

    • Bell’articolo, ma falso per quanto riguarda le origini, Dave Arneson, Gary Gygax e Dave Weseley erano tutti appassionati giocatori di wargame che non sapevano niente del lavoro di Moreno e hanno creato un nuovo genere di gioco partendo dal wargame. Per maggiori informazioni sull’origine del gioco di ruolo hanno pubblicato l’anno scorso “Playing at the World” un massiccio tomo di circa 700 pagine, che rivede le origini e i primi anni di DnD con un dettaglio finora unico. Qui http://playingattheworld.blogspot.it/ il blog dell’autore

      • molto interessante. senza leggere le 700 pagine, che saranno sicuramente interessanti, potresti farci sapere se tutto questo è antecedente all’uso del gioco di ruolo in psicologia?

      • Ovviamente no, le data di nascita del gdr sono quelle già conosciute, (cioè inizio anni settanta) quello che fa questo libro è scendere molto in dettaglio nell’andare a scavare nelle interviste ancora disponibili e nelle fanzine dell’epoca andando a recupare gli articoli scritti da Gygax e altri protagonisti. Nessuno di essi ha mai citato come fonte in un’intervista o articolo o comunque mostrato di conoscere le tecniche dello psicodramma (risalenti se non erro agli anni venti). Il gdr è nato come costola del wargame, che abbia alcuni termini in comune con quanto fatto da Moreno è semplicemente un caso di evoluzione parallela.

  7. L’articoletto voleva essere uno spunto per soffermarsi sulle capacità creative, e quindi a nostro parere culturali, del gioco di ruolo. personalmente sono felice che ci siano pareri opposti. solo attraverso il confronto si è in grado di ragionare da diversi punti di vista che altrimenti non sarebbero venuti a galla. Carlo per esempio ha scritto che il master è “un giocatore che ha molto più potere degli altri”. ci ho pensato su, ma credo sia sbagliata la radice del ragionamento: il master non è un giocatore.

  8. Proseguo qui, IMHO nel gioco di ruolo attuale – sopratutto in quello narrativo e live ci sono influenze dalla psicologia, ma nella nascita del gioco di ruolo (e nel suo sviluppo nei primi anni direi di no).

    • quindi escludi del tutto che i wargames siano stati ispirati, seppur con finalità differenti, dal role play psicologico? la strategia militare è in parte basata sulla psicologia

      • Il wargame si è evoluto in prussia a partire dal 1600/1700 secolo come variante degli scacchi, con lo scopo di formare gli ufficiali – per cui comunque aveva anche scopi educativi, ma nel suo sviluppo iniziale era più incentrato sul modellare gli effetti del combattimento dal punto di vista fisico, più che mentale (al limite questo poteva essere il ruolo dell’umpire/arbitro). Comunque il wargame come conosciuto da Gygax/Arneson/ecc.. era più un derivato del wargame ludico evolutosi a partire da H.G. Wells in cui non compariva la figura dell’arbitro e le regole erano strettamente vincolanti (sopratutto perchè era già difficile all’epoca trovarsi un avversario, figurarsi anche uno a fare da arbitro). Il wargame militare ha sicuramente privilegiato anche gli aspetti psicologici, ma si è evoluto in maniera divera a partire dal XX secolo

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